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Masturbazione, uno sguardo morale Per lunghi secoli di riflessione morale religiosa in occidente il fenomeno della masturbazione è stato considerato esclusivamente in prospettiva morale, e per di più assumendo un’enorme rilevanza quanto all’entità del peccato da essa rappresentato. In epoca contemporanea invece una maggiore attenzione al soggetto ed ai suoi processi di sviluppo ha collocato la masturbazione in una diversa prospettiva, individuando in essa un momento per lo più transitorio, o in certi casi durevole e compensatorio, della vita sessuale del soggetto. Se ciò ha consentito di superare il rischio di un indebito ingigantirsi della questione sotto il profilo morale, d’altra parte non significa che si tratti di un fenomeno privo di rilevanza per la tensione del soggetto ad un agire capace di conferire un senso autentico alla propria esistenza. Certamente l’approccio morale alla masturbazione non può più fondarsi sul tradizionale riferimento alla legge naturale intesa in un modo tale da confondere fisiologico e morale, osservando in tale atto un esercizio disordinato rispetto al fine ultimo della sessualità (non che non lo sia, ma è venuto meno a livello culturale e sociale uno schema condiviso ed accettato di lettura della sessualità in questi termini). È necessario allora procedere intanto ad una rapida osservazione fenomenologica circa la masturbazione (1), per poi tentarne una interpretazione morale (2). 1) Occorre anzi tutto distinguere la masturbazione in età adolescenziale da quella in età adulta. L’adolescenza non è una condizione anagrafica, ma una fase temporanea dello sviluppo della personalità, un momento di formazione e scoperta di sé dal punto di vista dell’identità e dunque anche della sessualità; in questo attraversamento la masturbazione costituisce un passaggio certo non obbligato ma comunque abbastanza ricorrente e quasi fisiologico, nel prendere coscienza di sé e delle potenzialità della propria sessualità, ed in particolare i maschi risultano più sensibili a causa della loro costituzione ormonale e più in generale del loro approccio psicofisico alla sessualità. L’età adulta si riferisce invece a quel segmento dell’esistenza nel quale si configurano scelte stabili che impegnano la progettualità del soggetto in modo forte quanto al proprio futuro. Risulta qui necessaria un’ulteriore distinzione tra persone che abbracciano o subiscono stati di vita particolari (celibi/nubili, separati, consacrati, single per altri motivi...), e persone che vivono una relazione affettiva e sessuale stabile (fidanzati, conviventi, sposi...). All’interno di ciascuna di queste possibilità può accadere poi che la masturbazione costituisca un episodio sporadico oppure divenga una pratica abituale. Solitamente non è la pratica occasionale e sporadica della masturbazione a suscitare particolari interrogativi, dal momento che determinate situazioni possono costituire delle inaspettate sollecitazioni alle quali l’immaginario sessuale del soggetto risponde con la masturbazione, quanto il secondo, poiché una pratica abituale e consolidata coinvolge in modo più incisivo il vissuto del soggetto, la comprensione che egli ha di sé e delle relazioni con altri. 2) Ci limitiamo comunque a tre brevi osservazioni, sulla masturbazione come fenomeno episodico (A), sull’autoerotismo in generale (B) ed infine su questa pratica all’interno di scelte di vita stabili (C). A.- Le 'operazioni’ sporadiche non sono granché preoccupanti dal punto di vista psichico e relazionale ed anzi occorre discernimento nell'accompagnamento spirituale per evitare la percezione eccessiva di un senso di colpa, e la parallela elaborazione da parte del soggetto di una immagine di sé che potrebbe produrre degli sviluppi negativi nella gestione di future situazioni analoghe, inducendo paradossalmente ad una ritorno a tale pratica come risposta ad esse, creando così una forma abituale di relazione al mondo esterno. Una ripresa serena di ciò che il soggetto percepisce di aver vissuto in tali casi consente peraltro a quest’ultimo di conoscere meglio se stesso e di cogliere quale grado di libertà egli riesca ad esprimere, e soprattutto di imparare a valutare – magari con l’accompagnamento qualificato di altri – quali margini di liberazione egli possa ulteriormente guadagnare per vivere in autenticità la propria esistenza. B.- In generale un approccio morale all’autoerotismo come pratica abituale richiede di valutare anzi tutto quanta e quale accondiscendenza riflessa vi sia da parte del soggetto. Il più delle volte c’è un carattere di irresistibilità che non consente di parlare di una scelta consapevole, e pertanto di qualificare moralmente in modo colpevole l’atto della masturbazione. Paradossalmente poi più tale pratica si consolida, più diviene irresistibile ogni nuova sollecitazione, e dunque diminuisce la qualità morale negativa dei singoli eventi a fronte però di una crescente rilevanza del fenomeno dal punto di vista psicologico e sessuale (fino al caso estremo e clinico della masturbazione compulsiva). Tale situazione, che invoca la necessità di un approccio anzi tutto non colpevolizzante nei confronti del soggetto che la vive, giustifica al contempo l’esigenza di un discorso morale sulla masturbazione come denuncia del rischio che il soggetto perda importanti quote di libera ed autentica espressione di sé nella sua vita di relazione non solo sessuale, ma più generale, con il rischio di una pansessualizzazione di ogni relazione interessante. Dunque un’etica della vita sessuale esige che ci si prenda cura anche del fenomeno autoerotico, in vista di una liberazione dell’immaginario dei soggetti coinvolti che deve avvenire sia sul piano della relazione di accompagnamento individuale, sia a livello dell’etica sociale e dei mezzi di comunicazione che tanta parte hanno oggi nella costruzione dell’immaginario erotico collettivo ed individuale. In parecchi casi peraltro potrebbe esserci una sorta di riflessione seppur minima e dunque di accondiscendenza consapevole alla scelta di masturbarsi (che richiede per ovvie ragioni la ricerca di un tempo ed un luogo idonei): il soggetto può imparare a scorgere qui la scelta di ritagliare per se stesso una pratica sessuale a misura propria e soprattutto del proprio immaginario, in cui l’altro è piegato al proprio desiderio nella sua forma più vorace. Da una parte risulta abbastanza evidente che non si tratta di un atto grave di ingiustizia effettivamente praticata, ma dall'altra è possibile ravvisare qui uno sguardo sull'altro che ne riduce l’alterità ed indisponibilità, propendendo almeno simbolicamente a rendere l'altro schiavo di sé, o comunque a riferire a sé l’intera propria esperienza; se volessimo riprendere la tradizionale distinzione dell’etica cattolica, lo potremmo definire come peccato veniale, indicativo dell’orientamento profondo del soggetto anche se probabilmente incapace di determinarlo autonomamente in senso negativo. C.- Ancora una considerazione diversa richiede la pratica abituale della masturbazione in età adulta, cioè in persone che vivano un’esistenza relazionale tendenzialmente definita. Sia che si tratti di stati di vita celibatari o verginali, sia che si tratti di vita di coppia, la masturbazione abituale suona sempre come un campanello di allarme: non si tratta di un giudizio ancora immediatamente morale, ma di una lettura dei singoli atti rispetto ad una scelta di vita sintetica rispetto alla quale essi vanno colti nel loro senso. Posto che la possibilità di una piena integrazione della propria esperienza nella scelta di vita operata è un concetto limite, un punto ideale di arrivo e non un punto di partenza (insostenibile), una pratica autoerotica abituale indica che molto probabilmente qualche elemento della propria vita di relazione non riesce ad integrarsi in essa, e richiede un supplemento di riflessione sulla propria scelta con eventualmente l’aiuto da parte di persone disposte ad accompagnare un tale cammino. In questo caso è opportuno sottolineare la differenza tra gli stati di vita. Nel caso di scelte verginali o celibatarie può trattarsi di una pratica compensatoria abbastanza fisiologica, dettata da condizionamenti di carattere ormonale ma anche socio-culturale, che in certi casi potrebbe anche concorrere alla ricerca di un equilibrio complessivo della propria personalità; in questi casi potrebbe essere utile concentrare l'autoriflessione morale (o esame di coscienza) soprattutto sulle motivazioni e le immagini che animano tali momenti, e in generale la quota di libertà nell'acconsentire ad essi che il soggetto riesce ad individuare, come spazio di responsabilità effettiva. Qualora il ricorso alla masturbazione ponesse consapevolmente in essere ed anzi incentivasse un determinato immaginario di prevaricazione sull'altro e di sua strumentalizzazione, si anniderebbe qui la possibilità di ciò che si definisce teologicamente peccato o antropologicamente l’oggettificazione dell'altro e delle sue intenzioni secondo il proprio desiderio vorace. Il discorso tradizionale sul vizio e la virtù aveva il merito di mostrare come una determinata pratica abituale, anche nella sua materialità (l'aspetto che abbiamo finora lasciato un po' più in disparte) alimenti in qualche modo l’orientamento morale profondo del soggetto (tanto più nel caso della masturbazione, dato il piacere effettivo che l’accompagna e che potrebbe concorrere a rendere assai attraente la prospettiva di riferire a sé l’intera propria esperienza). L’esigenza morale che ne consegue non è pertanto di ingaggiare battaglie contro i mulini a vento che in ambito morale sono sempre non solo vane ma deleterie - spesso i sensi di colpa causano una coazione a ripetere che non fa che alimentare i comportamenti riprovati ed anzi li accompagna con una certa dose di sofferenza – bensì di educare se stessi o coloro cui ci si accompagna a cogliere quali spazi di libertà il soggetto conservi nell’ambito di tali pratiche, e di lì partire per riguadagnare con pazienza qualche maggiore spazio di autenticità della propria esistenza. Nel caso di relazioni di coppia l'allarme può riguardare una certa insoddisfazione del rapporto oppure una più profonda inadeguatezza del soggetto alla vita cui si sente chiamato o, a seconda dei casi, è già impegnato. Per quanto concerne l'insoddisfazione essa può dipendere dalla mancata attenzione di uno dei due partner alle attese sessuali dell'altro: anche l'esperienza erotica, richiede la capacità di ascoltare l'altro, senza la quale può generarsi quell'insoddisfazione che trova rifugio anche nella masturbazione; ciò costituisce un elemento serio di riflessione sul proprio vissuto di coppia, sulla propria disposizione nei confronti dell'altro. Ancora più seria è l'inadeguatezza alla vita di coppia che la masturbazione manifesta in coloro che, in parallelo o in sostituzione della relazione sessuale con il partner, ne ritagliano una a propria misura ed a proprio individuale consumo. Ancora una volta è necessaria un'attenta analisi introspettiva da parte del soggetto, per cogliere cosa abiti il proprio immaginario, a quali motivazioni stia acconsentendo nella sua residuale libertà, chi sia per lui/lei il partner e che ruolo questi abbia nel proprio immaginario masturbatorio. A volte si scoprirà solamente una richiesta (magari mai espressa e avvertita come inesprimibile) di maggiore attenzione da parte del partner; altre volte - ed è il caso più grave - ci si costruisce e si asseconda un universo sessuale parallelo e immancabilmente antagonista rispetto alla propria esperienza effettiva di coppia: in questo caso la dinamica egoista si avverte con maggior facilità (per quanto, in certi casi, anche qui possa verificarsi un fenomeno di compensazione virtuale rispetto ad attese avvertite al contempo come irresistibili ma inesprimibili nella vita di coppia, che può consentire come ripiego transitorio un certo equilibrio nella relazione con l’altro, per quanto si tratti di un nodo da affrontare). È evidente la gravità di tale circostanza per un’autentica relazione di coppia, data la ricerca di spazi a scapito dell'altro ed infine anche contro l'altro; ed è altrettanto evidente come la via d’uscita sia da ricercarsi nell’aiuto di figure competenti o, qualora se ne avverta la possibilità, nel dialogo con lo stesso partner. Si diceva un tempo che la masturbazione rende ciechi, un po’ come minaccia di un’apocalisse individuale che svela ogni peccato segreto, un po’ come diagnosi fisiologica su di un organismo moralmente compromesso; la storia della masturbazione e dei suoi effetti mostra che così non è, e d’altra parte una tale considerazione potrebbe essere ripresa come valida almeno metaforicamente: quando il soggetto consolida una pratica autoerotica, un po’ il suo sguardo sull’altro e su di sé si annebbia, impedisce di vedere nitidamente il chi ed il come delle relazioni che ciascuno vive. La masturbazione suona come un campanello che può essere meno o più allarmante, nella misura in cui si percepisce una perdita di libertà, e nella misura in cui la libertà residuale che si sperimenta acconsente ad un immaginario nel quale l'altro sia oggettivato e strumentalizzato; è una gravità relativa, poiché non si tratta di un’effettiva prevaricazione o strumentalizzazione, ma comunque da considerare, data la valenza simbolica di ogni nostri singolo atto libero rispetto all’orientamento profondo che conferiamo alla nostra esistenza. Un’etica attenta anche a questo fenomeno della vita individuale del soggetto individua almeno tre livelli di intervento. 1) Sul piano individuale per ogni singola persona, l’esigenza di conoscere meglio se stessi ed il proprio agire, imparando a comprendere di quali spazi effettivi goda la propria libertà (per evitare inutili sensi di colpa), e quali spazi possano essere ulteriormente guadagnati ad essa, per consentire al soggetto di vivere in autenticità le relazioni che ne costituiscono l’esperienza. Una tale pratica passa attraverso la coltivazione di relazioni che diano spazio alla parola, al gesto, all’ascolto ed alla comunicazione profonda di sé, in modo da liberare il proprio immaginario (ed anche, reciprocamente, quello di chi si ha di fronte) da logiche di sfruttamento dell’altro e della sua presenza. 2) Sul piano interpersonale cogliamo l’esigenza di accogliere chi vive la masturbazione come problema e di accompagnare i soggetti coinvolti con pazienza e saggezza verso una vita di relazione più libera ed autentica; è evidente come ciò non possa accadere in qualsiasi forma di relazione interpersonale, ma riguardi essenzialmente il partner – a cui in questo caso è richiesta una capacità di accoglienza ed anche di esame di sé non certo immediata – o quelle persone che a vario titolo accompagnino il cammino dei soggetti interessati. 3) Sul piano sociale, il meno evidente da cogliere, occorre invece essere attenti innanzi tutto a come la pornografia sia tutt’altro che liberante, generando un condizionamento potente nei confronti dell’immaginario sessuale e relazionale di chi ne fruisce più o meno volontariamente, e poi più in generale a quelle logiche che nei diversi settori – economico, politico, culturale-identitario ecc. – tendono a riferire all’affermazione del singolo soggetto ogni momento della sua esperienza, assumendo il tratto profondo della masturbazione a carattere dominante di forme diverse di rapporti sociali. Pierpaolo Simonini
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